Pilastro III — Roma
L'Emanazione di Roma
Roma come culla del diritto naturale e fondamento dell'ordine civilizzazionale. Sul diritto romano, il matrimonio, il bene comune e la crisi dell'Europa contemporanea.
Il Fondamento della Civiltà
Roma come Culla del Diritto
Accanto ad Atene — culla della filosofia e della scienza — e a Gerusalemme — fonte della Rivelazione Divina —, l'antica Roma costituisce il terzo grande pilastro su cui si poggia la civiltà europea. Nell'insegnamento del Don Prof. Tadeusz Guz, Roma occupa un posto speciale: come creatrice di un sistema giuridico che ancora oggi plasma la comprensione della giustizia, del matrimonio, dello Stato e della dignità umana. Don Guz non tratta questo patrimonio come un reperto museale; al contrario, indica costantemente che l'abbandono del diritto romano è una delle cause principali della crisi della civiltà contemporanea.
Roma e il Diritto — Culla dell'Ordine Sociale
La divisione dei ruoli tra la Grecia e Roma viene espressa dal Don Prof. Guz con la precisione che lo contraddistingue:
"(...) L'antichità greco-romana, articolata dalla scienza, da tutta la grande cultura e anche dall'Impero Romano, è una realtà molto importante per comprendere la civiltà in senso lato, la cultura latina, atlantica o la cultura dell'Europa (...) I Romani, essenzialmente e principalmente, si sono concentrati, per quanto riguarda la scienza o l'organizzazione della loro vita quotidiana, sulla conoscenza e sul padroneggiamento del diritto. Da qui si dice che, così come l'antica Grecia è la culla della scienza, l'antica Roma è la culla del diritto. (...)"
Il diritto non era per i Romani un mero strumento amministrativo: era l'espressione di una profonda convinzione circa l'esistenza di un ordine inscritto nella natura stessa della realtà. Questa convinzione trovò la sua espressione filosofica nella definizione classica di diritto naturale, che Don Guz richiama come fondamento di ogni riflessione giuridica:
"(...) La definizione classica di diritto naturale è participatio legis aeternae, cioè partecipazione alla legge eterna. Che cosa significa? Significa che la mia coscienza umana ha un accesso diretto alla legge che si chiama eterna. (...) Questo indica ciò che già gli antichi pensatori pagani scoprirono in Grecia secoli fa: che il diritto proviene da Dio. E noi cristiani cattolici sappiamo ancora più precisamente che questo nome di Dio ci è stato rivelato in Gesù Cristo. (...)"
Il Diritto Naturale come Partecipazione alla Legge Eterna
La scoperta da parte dei Romani che il diritto ha la sua fonte al di fuori dell'uomo e al di fuori dello Stato — che è partecipazione a un ordine superiore — costituisce, secondo Don Guz, uno dei più grandi traguardi intellettuali e morali dell'antichità. Poiché il diritto naturale non è un'invenzione dei filosofi né una decisione dei legislatori:
"(...) Dio Creatore ha chiamato all'esistenza l'uomo ordinato e ha chiamato questo ordine nell'uomo diritto. (...) Il diritto naturale è quel diritto, quell'ordine che Dio Personale stesso, rivelato nel Suo Figlio Gesù Cristo nella pienezza dei tempi, ha creato specialmente per ogni uomo. E questo diritto, ogni uomo personalmente — così come personalmente ha ricevuto l'anima e lo spirito dalle mani divine — lo riceve scritto nella propria coscienza, cioè nell'intelletto. (...) L'essenza, la trama di questo diritto è il Decalogo. (...)"
Roma, intuendo questa verità, ha edificato su di essa l'intero edificio della sua legislazione. Don Guz sottolinea quanto straordinariamente fedele al diritto naturale si sia dimostrato il diritto romano, persino senza la pienezza della Rivelazione cristiana.
Matrimonio e Famiglia nel Diritto Romano
Uno degli esempi più eloquenti della fedeltà del diritto romano al diritto naturale è la sua definizione di matrimonio. Il Don Prof. Guz la richiama come punto di riferimento per i dibattiti contemporanei:
"(...) il matrimonio è stato chiaramente definito dai Romani nel Codice Giustinianeo: il diritto romano ha definito il matrimonio come l'unione di un uomo e di una donna. Ma poiché, così come ci si allontana dal diritto verso le teorie, anche il diritto europeo si congeda dal diritto romano. (...) Ci siamo allontanati dal diritto naturale, dal diritto romano, nelle dimensioni centrali, ed è per questo che oggi abbiamo un tale problema con la definizione giuridica della stabilità del matrimonio. (...)"
Le conseguenze di questo allontanamento Don Guz le traccia con straordinaria chiarezza, unendo la questione giuridica a quella economica e demografica:
"(...) Qualsiasi grandissima economia crollerà se il matrimonio sarà instabile. (...) Se non c'è un matrimonio stabile, non ci sono figli. (...) Il figlio è il tesoro più grande. Non c'è banca più ricca nello Stato di un figlio. Non c'è garanzia assicurativa più grande per il futuro di un figlio. (...)"
Aristotele, il Diritto Romano e il Fondamento dello Stato
Don Guz mostra il diritto romano non in modo isolato dalla filosofia greca, ma come il suo compimento pratico. La teoria aristotelica dello Stato ha trovato a Roma la sua incarnazione giuridica:
"(...) Aristotele definisce lo 'Stato' come una 'comunità che ha raggiunto il fine della piena autosufficienza, sorta in vista del vivere e esistente in vista del vivere bene come il bene supremo'. In altre parole, se l'uomo, come essere individuale e al tempo stesso sociale, vuole essere una comunità, cioè una società ordinata non solo dal punto di vista giuridico-morale, ma anche culturale, crea lo Stato. (...) Nell'aspetto materiale, il legislatore, nel creare uno Stato ben organizzato, dovrebbe in primo luogo concentrarsi sul matrimonio tra un uomo e una donna e garantire loro i diritti coniugali e familiari fondamentali. Poiché il fondamento della stabilità dell'esistenza dello Stato è il matrimonio come la comunità più importante da cui nasce la famiglia, e successivamente il comune. Così diceva Aristotele oltre 2300 anni fa, ciò che il diritto romano ha accettato come fondamento della concezione europea dello Stato. (...)"
Tale fondamento possiede una dimensione non solo giuridica, ma profondamente antropologica:
"(...) Il compito più importante del matrimonio è generare ed educare i figli. Dando la vita ai figli, il matrimonio si realizza nel modo più perfetto come comunità, poiché nulla di più prezioso della vita può essere trasmesso a un altro essere umano. Se la preoccupazione primaria dello Stato è la vita e l'uomo, e di conseguenza il matrimonio e la famiglia, allora nello Stato esiste un ordine incentrato sulla vita umana come valore più prezioso nell'ordine della natura. (...)"
Il Bene Comune e il Fine del Potere
Il diritto romano, radicato nel diritto naturale, ha creato anche una determinata filosofia del potere. Don Guz ricorda il principio classico che dovrebbe reggere ogni forma di governo:
"(...) I Greci e i Romani, i loro pensatori, hanno concepito il bene comune — certo — come il bene dello Stato nella dimensione materiale e spirituale. Ma l'essenza del bene comune secondo la filosofia classica greca, romana e naturalmente più tardi quella del pensiero filosofico cristiano è l'uomo; la sua essenza personale e tutti i diritti che ne derivano. Perché non vi sarebbe diritto come diritto senza l'essenza personale dell'uomo. Così come non vi sarebbe affatto diritto senza l'esistenza di Dio, che è raggiungibile conoscitivamente dal nostro intelletto umano. (...)"
Questo principio si traduce in concreti doveri politici:
"(...) Il potere, a partire da quello più semplice nella famiglia fino allo Stato, deve servire al bene dell'uomo. Nel caso del potere statale, è comprensibile che il principio costituzionale supremo debba essere il bene comune di tutti. (...) La Chiesa chiama ogni uomo e i suoi figli, coloro che appartengono alla Chiesa, a rispettare il potere, ad onorarlo e a sostenerlo nella realizzazione del bene comune. L'unico momento in cui all'uomo è lecito rifiutare l'obbedienza è quando il potere statale o locale si opponesse al diritto naturale. (...)"
E il fine della politica Don Guz lo formula in un modo che unisce l'antica sapienza con l'antropologia cristiana:
"(...) Ed è per questo che il fine più importante della politica e il compito più importante della politica, nonché il fine e il compito del diritto, è garantire il bene di ogni essere umano, indipendentemente dal fatto che sia nato o non nato, che sia sano, che sia un bambino, un giovane, o un vecchio o una vecchia affaticati dal lavoro. (...)"
Il Limite di Roma — L'Assolutizzazione del Finito
Nonostante tutta la sua grandezza, Roma — al pari di Atene — non ha evitato un errore fondamentale: l'assolutizzazione della propria cultura e del proprio ordine. Il Don Prof. Guz diagnostica questo decadimento con acume filosofico:
"(...) I Romani si sono a tal punto affascinati del diritto che sono giunti alla convinzione panteistica della presenza del Logos assoluto unicamente all'interno del Cosmo. Così è stata concepita anche la scienza e ci si è inebriati della divinità romana a tal punto da smarrire la valutazione reale della realtà: del mondo che circondava l'Impero Romano, giudicato servile, il quale ha spietatamente privato gli antichi Romani dell'illusione circa il carattere divino della loro esistenza e ha condotto il suo splendore alla rovina. (...)"
Il meccanismo di questa sconfitta è per Don Guz un insegnamento senza tempo:
"(...) L'assolutizzazione di ciò che è romano, o in generale di ciò che è finito e terreno, doveva necessariamente condurre la maestosa cultura e scienza sulle sponde del Tevere alla degradazione. (...) Allo stesso modo oggi, chiunque infranga i più alti imperativi del diritto naturale, come ad esempio pacta sunt servanda (cioè i patti devono essere osservati, n.d.r.), si pone al posto di Dio, e questo a sua volta diventa causa della fondamentale distruzione dello Stato e del diritto. (...)"
Il Logos come Ordine Immanente — Conquista e Limite
Sintetizzando le conquiste di entrambe le grandi civiltà dell'antichità, Don Guz indica sia il loro innegabile contributo, sia ciò che non sono state in grado di scoprire da sole:
"(...) Questo tentativo greco-romano di comprensione sistematica della realtà sulla base del Logos ha scoperto il Logos come ordine immanente dell'esistenza. (...)"
Questa scoperta è stata grande, ma insufficiente. Il Logos come ordine interno del cosmo non è ancora il Logos che si è fatto carne. Solo la Rivelazione cristiana ha aperto davanti all'intelletto umano la pienezza della verità su Dio e sull'uomo:
"(...) Solo la filosofia cristiana, in senso lato, riallacciandosi alla comprensione di Dio — sebbene come uno solo, ma esistente in tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo, come al tempo stesso suprema Verità e supremo Amore — ha aperto davanti all'intelletto umano spazi affascinanti di riflessione sistematica su Dio come amore e sull'uomo, la cui dimensione d'esistenza più importante è diventare un essere amante. (...)"
L'Urgenza del Ritorno al Diritto Naturale e Romano
Il Don Prof. Guz non si ferma all'analisi storica: formula un appello concreto ai contemporanei:
"(...) Bisogna condurre un'ampia educazione in materia di diritto naturale (...) ci manca il radicamento della cultura giuridica e legale in senso lato nel diritto naturale. E noi dobbiamo ricostruirlo attraverso l'educazione. (...) Occorre che venga insegnato il diritto naturale classico (...)"
Senza questo ritorno ai fondamenti — avverte Don Guz — rischiamo di ripetere l'errore dell'antica Roma: sostituire il diritto con l'ideologia, e la realtà con l'illusione:
"(...) i comunisti hanno imparato da Hegel che se c'è qualcosa nella realtà che non si adatta al pensiero umano, tanto peggio per la realtà (...)"
Incarnazione dell'Idea
Roma nelle "Atene di Roztocze"
L'eredità dell'antica Roma è uno dei quattro pilastri su cui il Don Prof. Guz edifica il centro "Atene di Roztocze" a Szozdy. Nelle parole del fondatore di questa istituzione, Roma occupa un posto ben definito e insostituibile:
"Atene di Roztocze è un progetto-sintesi di Gerusalemme come simbolo della Rivelazione Divina del Vecchio e del Nuovo Testamento, dell'antichità dell'antica Grecia come culla della filosofia e della scienza in generale, dell'antica Roma con il diritto romano straordinariamente fedele al diritto naturale e al tempo stesso capitale della Santa Chiesa Cattolica del nostro Signore Gesù Cristo come vero Dio e vero Uomo, fondata per volontà del Suo Divino Fondatore sul Collegio degli Apostoli con San Pietro a capo."
L'architettura del centro si rifà alla tradizione classica — colonne, ordini dorico e ionico, portici e colonnati — costituendo un promemoria vivente che Roma non è una pagina morta della storia, ma una fonte ancora viva da cui l'Europa dovrebbe attingere. All'interno della Casa della Filosofia Antica, sulle pareti a travi, accanto alle pietre dei campi circostanti e alle sezioni di alberi secolari, è inscritta una ricca simbologia del tempo — una simbologia che Roma ha ereditato dai Greci e trasmesso all'Europa cristiana.
Riassunto
L'insegnamento del Don Prof. Tadeusz Guz sull'antica Roma non è una lezione di storia del diritto, ma una diagnosi viva del presente. Roma come culla del diritto naturale, come civiltà che — sebbene pagana — ha saputo leggere con straordinaria fedeltà la legge scritta dal Creatore nella natura dell'uomo e del mondo, è per Don Guz un punto di riferimento permanente. La sua caduta — causata dall'assolutizzazione del finito e dalla chiusura del Logos all'interno del cosmo — è al contempo un monito per ogni epoca che tenta di costruire l'ordine senza Dio. Il ritorno al diritto romano, inteso come partecipazione alla legge eterna, è secondo Don Guz una delle condizioni per la salvezza della civiltà europea.
Le citazioni provengono dalle trasmissioni "Conversazioni Incompiute con il Don Prof. Tadeusz Guz" andate in onda su Radio Maryja e TV Trwam e da altri interventi pubblici del Don Prof. Tadeusz Guz. Raccolta delle citazioni e contesto basati sul testo di Aldona Ciborowska ed Edward Małachowski.